Il Prodotto Difettoso. La definizione di prodotto. Il difetto di fabbricazione.

RoseIl Codice del Consumo (C.d C) pone quale oggetto della tutela il danno provocato da un prodotto “difettoso”. Si tenga ben presente che non sono ricompresi i danni cagionati dal mero prestatore di servizi per cui, nel considerare la disciplina in esame, è necessario ricordare che destinatario del regime di responsabilità è il solo “produttore” il cui prodotto ha cagionato il danno (art. 114 C.d C.).

Egli diventa soggetto responsabile nel momento in cui il prodotto è messo in circolazione (art. 119 C d C.). In linea di principio, si intende posto in circolazione il prodotto che sia stato consegnato all’acquirente, all’utilizzatore, o a un ausiliario di questi, anche nelle ipotesi di consegna per mera visione o prova. Ugualmente, il regime di responsabilità esce dallo stato di “quiescenza” e si attiva quando il bene è consegnato al vettore o allo spedizioniere.

Per meglio definire la portata della disciplina in esame, l’art. 115 C.d C. ci fornisce la definizione di prodotto, che è inteso quale un qualsiasi bene mobile, anche quando esso sia incorporato in altro bene, mobile o immobile. Rispetto al passato, la definizione di prodotto ora abbraccia anche categorie precedentemente escluse dall’applicazione della disposizione, ovvero i prodotti agricoli, dell’allevamento, della pesca della caccia che non abbiano subito trasformazioni (D. Lgs. 2 febbraio 2001, n. 25).

Ci troveremo innanzi ad un prodotto difettoso qualora il medesimo non offra la “sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze” (art. 117 C. d C.). Deve dunque essere osservato che la nozione di difetto non coincide con quella di vizio della cosa, poiché quest’ultimo non necessariamente nasconde condizioni che possano rendere il prodotto “pericolo” per l’utilizzatore. In altri termini, il difetto pone il proprio accento sulla mancanza del requisito della sicurezza, il vizio, di cui alla disciplina ex art. 1490 c.c., attiene invece alle qualità del prodotto.

La norma ha il merito di fornire una seria eterogenea, ma sufficientemente esaustiva, di parametri da utilizzare per poter giudicare difettoso un prodotto. Essi insistono principalmente su quegli elementi che sono idonei a modificare la rappresentazione che del prodotto potrebbe erroneamente fare il suo utilizzatore: le modalità con le quali il prodotto è stato messo in circolazione, la sua esibizione, le caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite. Anche l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato, unitamente ai comportamenti che possono attendersi in relazione a detto uso, costituisce un importante parametro da considerare, che richiede di essere vagliato anche in relazione al tempo in cui è stato messo in circolazione.

Dalla lettura dei parametri si evince che il difetto è stato legato dalla normativa al concetto di sicurezza in quanto esso implica una insidia, o addirittura un pericolo, per il soggetto che lo utilizza ovvero per qualsiasi persona che può entrare in contatto con esso. In altri termini, se non offre la sicurezza che è naturale attendersi da altri della medesima serie, il prodotto è difettoso.

Al fine di completare la nozione di prodotto difettoso è necessario cercar soccorso nella nozione di prodotto sicuro contenuta nell’art. 103 del C.d C.) che stabilisce che può considerarsi sicuro il prodotto che, in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, non presenti alcun rischio ovvero, presupponga rischi molto lievi e, comunque, riconducibili alla natura del prodotto, ma sempre contenuti entro limiti stringenti di osservanza delle norme e dei principi a tutela della saluta e della sicurezza delle persone.

La nozione di prodotto sicuro impone dunque l’analisi di alcuni elementi che attengono alle caratteristiche intrinseche del prodotto – quali ad esempio la sua composizione o il suo meccanismo di funzionamento, ed estrinseche – quali l’imballaggio, l’installazione e le modalità di manutenzione.

Oltre a ciò, e nel rispetto di quanto previsto dall’art. 115, sarà necessario valutare le ripercussioni che il prodotto, per il suo uso o per la sua destinazione finale, può avere su altri prodotti con i quali esso dovrà interagire.

Considerata l’importanza del bene protetto dalla norma, ossia l’integrità della persona che utilizzerà il bene o dei terzi che con esso potranno eventualmente entrare in contatto, grande importanza è altresì data alle avvertenze ed alle istruzioni che seguono il prodotto nella sua circolazione, e che devono essere completate da una etichettatura completa e da qualsiasi altra informazione necessaria a rendere l’utilizzatore più consapevole e che comprendono, ovviamente, anche l’avviso di idoneità del medesimo ad essere destinato a determinate categorie di utilizzatori (bambini, anziani).

In definitiva, solo quando sono fissati parametri standard di sicurezza, sarà possibile valutare effettivamente le mancanze del prodotto e, dunque, giudicarlo difettoso tenuto conto dell’uso per il quale esso è destinato – criterio oggettivo – e i comportamenti che si possono prevedere ragionevolmente in Per valutare il difetto, è necessario far riferimento allo standard di sicurezza che ci si può attendere dal bene, tenuto conto dell’uso al quale è destinato e dei comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere sia assunti – criteri soggettivi.

Proprio rispetto a questi ultimi, è ormai pacifico e incontrovertibile che l’assenza, l’insufficienza o la carenza di istruzioni pertinenti all’utilizzo di un qualsiasi prodotto costituisce una netta ipotesi di mancato rispetto delle condizioni di sicurezza, come in precedenza richiesto dall’art. 5 d.P.R. n. 224 del 1988, ora trasferito nell’art. 117 C.d C.

In questi casi ne consegue la responsabilità del produttore per difetto di informazione. A titolo di mero esempio, si riporta quanto deciso dal Tribunale di Vercelli (sentenza 7 aprile 2003) che ha condannato il produttore di una cuccuma al risarcimento dei danni scaturiti dallo scoppio della stessa e la cui colpa è stata rinvenuta nell’aver offerto, proprio in merito alle circostanze che ne hanno causato l’esplosione, informazioni carenti.

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